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Cosa posso fare io per l’ambiente?

13 novembre 2011

Image: Lavoview / FreeDigitalPhotos.net

Cosa posso fare io per l’ambiente?

Questa è una domanda che mi faccio spesso, forse anche troppo assiduamente. Il rischio è quello di diventare ossessionata e paranoica nei confronti di un problema che è molto più grande di me, che non posso risolvere da sola. Il mio comportamento non basta per eliminare l’inquinamento. Posso anche decidere di abbandonare l’uso dell’automobile, diventare vegetariana e mangiare solo prodotti del mio orto, ma non credo che il buco dell’ozono si ridurrà malgrado i miei lodevoli sforzi personali.
Questo tipo di scelte estremistiche si trovano nei romanzi (ricordo che in Vento di Andrea De Carlo è narrata una storia di questo tipo) e fanno sognare tutti quelli che amano la campagna e vorrebbero viverci per sempre, lontano dal logorio della vita moderna. Peccato che siano poco praticabili.
Cosa fare allora? Rassegnarsi e tirare avanti come si è sempre fatto? “Tanto lo fanno tutti, quindi lo faccio anch’io” – chiaro che viene da pensare così e basta. Tutti bevono l’acqua dalle bottiglie di plastica e lo faccio anch’io, tutti lavano rovesciando litri di ammorbidente sui loro capi di vestiario e allora lo faccio anch’io, tutti mangiano il cibo confezionato nelle vaschette di plastica e io pure, “tanto non serve a niente se a fare qualcosa sono solo io”.
Ecco, questo non è vero! Il comportamento di una sola persona può condizionare quello di dieci, e quelle dieci modificare quello di altre cento ancora, innescando una reazione a catena dalle conseguenze insperate.
L’anno scorso mia figlia, vedendo che a casa di amici c’era in tavola una caraffa di acqua del rubinetto, ha proposto lei per prima di copiare l’idea. “Dai mamma, l’acqua era buona lo stesso, e così anche tu ti risparmi la fatica di portare su e giù tutta quella plastica!”.
Mi hanno fatto molto riflettere le parole di Cristina Gabetti, autrice di un libro che consiglio a tutti gli appassionati ecologisti: “Tentativi di eco condotta per nuovi stili di vita” (Rizzoli editore, 2008).
La Gabetti scrive, nell’introduzione:
“L’impegno dei singoli non basta, ma credo nel potere della massa critica e dal momento che la società evolve, industrie e governi, che vivono del consenso dei cittadini, dovranno adeguarsi. La felicità non sta nell’abbondanza delle cose ma nella loro naturale qualità”.
La massa critica è una soglia quantitativa minima oltre la quale si ottiene un mutamento qualitativo. Su questo concetto sono nati molti miti new age (si pensi al fenomeno della centesima scimmia) e movimenti spirituali, soprattutto negli Stati Uniti, che credono fortemente nella forza di consapevolezza globale che porterà a grandi rinnovamenti sociali che culmineranno nel Worldshift (cambiamento mondiale).
Senza arrivare ad aderire a sette/congregazioni dell’ultima ora, posso suggerire che è sufficiente il buon senso per “copiare” dei comportamenti diversi che migliorano la nostra salute, fanno risparmiare e sono anche divertenti.
Sarà forse mia figlia a diventare “la centesima scimmia”? O la figlia di mia figlia? Lo spero tanto.

P.S. Per concludere un link utile e molto concreto: Detersivi Bio Allegri
Alcuni detersivi li ho già sperimentati e sono veramente efficaci (e giuro che non c’è nessuno che mi paga per dirlo!). Servono aceto, bicarbonato e poco altro per pulire a fondo la nostra casa senza inquinare. Provare per credere …per quello che costa!

Ikea sui terreni agricoli: ma non era quella attenta all’ambiente?

1 novembre 2011
Ikea

Stop a Ikea sui terreni agricoli - fonte: http://www.salviamoilpaesaggio.it

Ikea, la multinazionale svedese dei mobili a basso costo, si è resa protagonista di un episodio imbarazzante su cui vale la pena soffermarsi. Dall’estate di quest’anno sta progettando la realizzazione di un nuovo centro commerciale in Piemonte, nel comune di La Loggia vicino a Torino. Gli oneri di urbanizzazione fanno gola a tutti sicché anche il comune torinese non ha battuto ciglio all’offerta di 7, 3 milioni di euro in cambio di 16 ettari di terreno agricolo.
Fortunatamente la Provincia di Torino ha bloccato la modifica della destinazione d’uso di quel terreno, sottolineando anche il fatto che poco distante ci sono aree industriali dismesse che potrebbero benissimo assolvere alla stessa funzione. Ikea ha minacciato addirittura di fare ricorso al TAR contro il parere della Provincia, anche se nelle ultime settimane sembra avere fatto marcia indietro e avere individuato per il suo centro commerciale una collocazione più adeguata.
Sul sito di Ikea leggo: “In IKEA crediamo che assumersi responsabilità verso le persone e l’ambiente sia un presupposto essenziale perché un’azienda possa avere successo”.
Ah ecco.

Tutti i dettagli della vicenda sul sito www.salviamoilpaesaggio.it

Prigionieri del cemento

29 ottobre 2011
Alluvione di Monterosso 25 ottobre 2011

Alluvione di Monterosso 25 ottobre 2011 - Foto da http://turismoitaliaonline.net/

Alluvione Monterosso del 25 ottobre 2011: danni per 30 milioni di euro.
Piove ininterrottamente per una settimana, e cosa succede? Che da qualche parte in Italia succedono dei disastri. Adesso nelle Cinque Terre in Liguria. Frane, smottamenti, esondazioni, allagamenti. Alla televisione si vede gente che si mette le mani nei capelli, scuote la testa e piange sconsolata: “Abbiamo perso tutto”.
Bisogna essere ciechi e sordi per non capire che è ora di finirla con gli abusi edilizi. Il terreno frana perché si è costruito troppo e inutilmente negli ultimi anni. Hanno devastato mezza Italia col risultato che si hanno migliaia di case invendute ma i Comuni continuano a rilasciare concessioni edilizie.
Paolo Berdini, docente di Urbanistica presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università Tor Vergata a Roma, ha spiegato bene a radio Radicale (intervista del 27 ottobre 2011)come stanno i fatti. L’Italia ha cominciato a prendere coscienza del problema nel 1967, anno in cui c’è stata la frana di Agrigento. Nel 1988 è cominciata la redazione di una Carta Idrogeologica che a oggi copre poco più del 10% dell’intero territorio nazionale. Sarebbe semplice e poco costoso sapere dove non succederanno catastrofi, però il nostro Stato non lo fa.

Riporto il link al file audio dell’intervista realizzata a Paolo Berdini da radio Radicale sotto licenza Creative Commons Attribution 2.5 Italy. Durata audio 9′ 50″.

Ecomuseo dei Laghi Varesini

16 ottobre 2011
Fondazione Gianfranco Realini per la valorizzazione ecosostenibile del territorio

Il logo della Fondazione Gianfranco Realini per la valorizzazione ecosostenibile del territorio

Varese ed i suoi laghi: chi ci abita ha ben presente che esiste un patrimonio naturale che va ben oltre i parchi e le riserve naturali già esistenti, ed un patrimonio storico che non si esaurisce nei monumenti e nelle chiese di già dichiarata fama. Una ricchezza che alcuni hanno definito “intangibile” e che si compone di opifici, campi, rustici, cave, macchinari, attrezzi, cascine che sono poi le tracce di una storia non tanto remota durante la quale la popolazione locale, in simbiosi con il territorio, produceva di che sostentarsi senza ancora avere il sospetto di fare dell’economia a chilometri zero, come adesso va di moda dire.
La popolazione locale che ha a cuore il proprio territorio e vuole valorizzarlo ricordandosi di ciò che era e che potrebbe diventare, è il motore di quello che viene definito ecomuseo.

L’ecomuseo è una azione portata avanti da una comunità, partire dal suo patrimonio, per il suo sviluppo. L’ecomuseo è quindi un progetto sociale, poi ha un contenuto culturale e infine s’appoggia su delle culture popolari e sulle conoscenze scientifiche. Non è una collezione, una trappola per turisti, una struttura aristocratica, un museo delle belle arti. L’ecomuseo serve alla comunità, appartiene alla comunità.

questa la definizione di ecomuseo data da H. De Varine nel 2008.
I primi ecomusei nascono in Francia negli anni ’70 e da noi prendono a diffondersi negli anni ’90 per iniziativa della regione Piemonte. Solo nel 2007 la Lombardia ha emanato la prima legge sull’argomento e altre regioni in Italia ancora non si sono mosse, ma sicuramente è solo questione di tempo.
Gli ecomusei riconosciuti dalla regione Lombardia sono quelli elencati in questa pagina.
La Fondazione Gianfranco Realini per la valorizzazione ecosostenibile del territorio ha istituto l’Ecomuseo dei Laghi Varesini nel dicembre del 2009 e ha fatto domanda alla Regione Lombardia nel giugno 2011 per ottenerne il riconoscimento.
L’Ecomuseo copre un territorio abbastanza ampio che interessa il medio Verbano, il Lago di Varese, il Lago di Monate e quello di Comabbio. In attesa della risposta della Regione, il Dott. Realini sta promuovendo l’attività presso i comuni che hanno firmato la convenzione con la fondazione (Besozzo, Bregano, Cadrezzate, Cittiglio, Laveno Mombello, Leggiuno, Mercallo, Monvalle, Osmate, Sangiano). Venerdì 14 ottobre si è svolta un’assemblea popolare presso il comune lavenese dove Realini ha spiegato al pubblico presente il significato dell’iniziativa.
“C’è bisogno della collaborazione di tutti, per fare un ecomuseo”, spiega Realini, “Gli argomenti di interesse sono molteplici” ha detto tra le altre cose.
Le attività principali consistono nel raccogliere dati per alimentare una serie di registri che fanno capo al R.E.I.L. (Registro delle Eredità Immateriali Lombarde): dell’Oralità, delle Arti e dello Spettacolo, delle Ritualità, dei Saperi Naturalistici e dei Saperi Tecnici.
Chi, della zona, fosse incuriosito dall’idea e ne volesse saperne di più, può consultare il sito internet della Fondazione e contattare direttamente il dottor Realini.

Ciao Steve

6 ottobre 2011
Steve Jobs e la sue estrema coerenza nel look

Steve Jobs - Foto dal sito Image Drole

Ieri è morto Steve Jobs, a soli 56 anni. La notizia ha già fatto il giro del mondo e su tutte le pagine web sono presenti messaggi di cordoglio per questo personaggio geniale che ha rivoluzionato le nostre vite.
Innumerevoli le sue invenzioni: il primo computer con le icone (MacIntosh 128K), il primo computer colorato (I-Mac), il primo computer che sembra un libro (I-Pad), l’aggeggio ultraleggero per ascoltare la musica (I-Pod), il telefono che si vede e si tocca (I-Phone), i personaggi computerizzati che sembrano più veri del vero (dei film della Pixar).
Incuriosita dal personaggio, ho voluto saperne di più cliccando su google e successivamente su wikipedia, capitando per sbaglio nella biografia di Jobs in inglese anziché in italiano.
L’ho voluta leggere lo stesso e lo sforzo mi ha premiato perché ho scoperto cose su di lui che la pagina wiki in italiano non menziona. La sua vita non è stata per niente facile. Da bambino è stato dato in adozione, e mica perché la madre era troppo giovane o troppo povera o da sola, ma per problemi razziali, del padre che era siriano e inizialmente pensava che non sarebbe stato accettato dalla famiglia della compagna. Un padre che poi è diventato professore di scienze politiche all’Università del Nevada.
Che poi i genitori naturali si sono sposati e hanno anche avuto un’altra figlia! E lui invece ha dovuto vivere con altre persone. Non posso immaginare cosa significa portarsi dietro questo peso durante tutta la vita.
Jobs lascia una moglie e tre figli più un’altra figlia, Lisa, avuta da una precedente relazione con una pittrice. Ho letto che in un primo momento l’imprenditore non voleva ammetterne la paternità, con la motivazione che era sterile. Poi invece l’ha riconosciuta e l’ha presa a vivere con sé e gli altri suoi figli.
Un’altra cosa che mi ha lasciato perplessa è l’avere appreso che la Apple, dall’anno in cui Jobs ne ha ripreso il controllo, ha eliminato tutte le voci di spesa per le cause benefiche.
Una vita con luci e ombre, come quella di qualsiasi altro individuo.
Voglio ricordarlo citando qualcuna delle sue frasi più famose sul senso della vita e della morte.

No one wants to die. Even people who want to go to heaven don’t want to die to get there. And yet death is the destination we all share. No one has ever escaped it. And that is as it should be, because Death is very likely the single best invention of Life. It is Life’s change agent. It clears out the old to make way for the new. Right now the new is you, but someday not too long from now, you will gradually become the old and be cleared away. Sorry to be so dramatic, but it is quite true.

Your time is limited, so don’t waste it living someone else’s life. Don’t be trapped by dogma — which is living with the results of other people’s thinking. Don’t let the noise of others’ opinions drown out your own inner voice. And most important, have the courage to follow your heart and intuition. They somehow already know what you truly want to become. Everything else is secondary.” [Stanford commencement speech, June 2005]

Recuperare e riciclare

27 settembre 2011

Nella sezione “Recuperare e riciclare” si suggeriranno, sotto forma di stringatissimi elenchi puntati, i modi in cui salvare e riutilizzare le cose.
Prima di buttarlo nella pattumiera, diamo all’oggetto-apparentemente-inutile un’altra possibilità: guardiamolo per bene, rivoltiamolo sottosopra, soppesiamolo, schiacciamolo, accarezziamolo, puliamolo, lasciamolo in un angolino per qualche giorno. Chissà, forse nel parlare con un’amica o nel fare un lavoretto con i propri figli l’oggetto-apparentemente-inutile ci ritornerà in mente e potrà fare di nuovo al caso nostro, come quella volta in cui l’abbiamo comprato e ci piaceva tanto e ci sembrava di non poterne assolutamente fare a meno. E, se proprio non ci viene in mente niente, tagliamolo, disfiamolo, rompiamolo in mille pezzi in modo da recuperare il materiale da cui potrà nascere qualcosa di nuovo e personale.
Anche il mercato ultimamente sta proponendo un numero sempre maggiore di prodotti creati con oggetti di riciclo, elementi destrutturati dalle tipologie più diverse che risorgono a nuova vita.

Borsa 959 modello 1212

Le vecchie cinture di sicurezza ritrovano una loro funzione in queste borse firmate 959

Recuperare e riciclare i vestiti

26 settembre 2011
vestito

Scegliere i capi di abbigliamento è un'attività sempre molto piacevole

I negozi di vestiti sono quelli più diffusi dopo i supermercati, ci sarà pure un motivo no? Nessuno o quasi nessuno si veste solo per coprirsi dal freddo, e questo si sa. I vestiti sono la seconda pelle degli uomini, hanno molte valenze e non si può chiedere alla gente di non comprare i vestiti, di rinunciare a esprimersi con la moda. Questo sarebbe eccessivo, anche se sicuramente prima di acquistare dei capi di abbigliamento non sarebbe male chiedersi se sono realmente necessari, se per il tipo di materiale e confezionamento sono durevoli, dove sono stati realizzati e da chi. E quando non ci piacciono più? sono rovinati o non ci vanno più bene, cosa ne facciamo?

I vestiti vecchi si possono:

  • regalare ad amici e/o conoscenti
  • regalare a istituti di beneficenza, missioni, ecc.
  • provare a vendere nei mercatini delle pulci
  • disfare e recuperare gli accessori riutilizzabili: cerniere, bottoni, colli, frange, perline, paillettes
  • se si tratta di maglioni fatti a mano, disfare e ridurre in matasse che una volta lavate e stirate ridiventano filo prezioso con cui realizzare altre creazioni personali
  • tagliare.
      Con i ritagli di:

    • cotone, si possono fare stracci per le pulizie e canovacci per la cucina oppure ricavare striscioline da dare alle tessiture artigianali per ricavarne tappeti o lavorare noi stesse all’uncinetto
    • lana, si possono realizzare coperte per gli animali o infeltrire per realizzare qualche capo particolare in lana cotta

Recuperare i vecchi vestiti: link utili

Riciclare i vestiti vecchi: link utili

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